lunedì 5 novembre 2012
martedì 23 ottobre 2012
"Ripensare il potere"
"Silenzi plastificati. Crepita l’acido
cristallino del dominio oligarchico assoluto, narcisistico quanto cinico. Le sue figure sono
singolari, altere e preziose, compiaciute e controllate, intelligenti, esatte nei
rispettivi posti. Il deposito è filtrato dal pensiero scaldato, dal calore ossigenato,
dai desideri illuminati, dal fulgore del successo; è l’universo, l’unico, il solo
dell’esistenza e del futuro. Le sue vicende e i suoi moti sono la storia; il suo
equilibrio è la natura, la sua salute è la verità, il suo corso la realtà, la sua
direzione la ragione, il suo peso la materia, i suoi organi la scienza, il suo sangue l’umanità.
La mente e i sentimenti di questo universo sono i loro, di coloro che lo
colmano e lo saziano… Altro universo non c’è, nemmeno sottostante e affondata.
Nessun altro mondo, nemmeno fra i satelliti spenti degli spazi, né tra le
meteoriti attirate da una delle tante orbite.
Non ci sono più personaggi perché nessuno
agisce più come tale, nessuno ha
un proprio copione. L’unico personaggio, è
banale dirlo, è il potere. Se ne subisce
il clima.
Niente. Non c’è niente da raccontare. Non si
racconta piú. Lo stato procede,
si ferma, si corregge secondo la crisi che gli
è stata assegnata dall’industria. La
crisi delle istituzioni è crisi delle
sovrastrutture e delle produzioni. Non c’è
proprio niente da raccontare. Non c`è piú
Madame Bovary. Ci sono le categorie
sessuali, i prodotti farmaceutici, letterari,
cinematografici, dietetici, comportamentali.
obbligativi. Si potrebbe raccontare come mille
mogli tradiscono
tutti insieme, sopra la stessa biancheria, i
loro mariti appesantiti dal lavoro e dall’ingenuità?
I giocatori, i ribelli, gli assassini, i
pescatori, i ricchi, gli avari, gli
incapaci, sono ormai a milioni, tutti uguali
nel mondo.
La luna… la luna muta e tradisce, indaga e
serve le correnti di tutti, amplia, soffice
ed organizzata, capace ed attiva come una
finanziaria di Zurigo o uno staff
harvardiano di consulenti. La luna fila
rapida, gemente satellite della memoria
ormai arresa; scorre la graduata traiettoria
della sua complicità. A quest’ora
schizza di telefonate intercontinentali,
seleziona e ribalta i nastri delle telescriventi,
rimescola perfino il ghiaccio nei bicchieri,
imputa e conferma i pensieri e anche li compone
su pellicole dotate della selettività delle
immagini e
delle
memorie… il plenilunio glorioso ruota il suo disco monetario."
(Paolo Volponi, Le mosche del
capitale, Einaudi, Torino 1989)
venerdì 12 ottobre 2012
"Abilene - la dittatura di tutti, l'anarchia di pochi"
Il paradosso di Abilene prende il nome da un racconto nato per spiegarlo.
Una famiglia che, come molte persone, crede che Abilene sia un posto bellissimo sta organizzando
una gita. Nessuno dei partecipanti vorrebbe andare ad Abilene, ma tutti credono
(poiche' e' risaputo che Abilene sia bellissima) che gli altri vogliano andarci.
Cosi', poiche' ognuno intende evitare di essere il tiranno del gruppo, ognuno decide
di acconsentire ad andare ad Abilene.
Il risultato e' una stravagante unanimità.
Una famiglia che, come molte persone, crede che Abilene sia un posto bellissimo sta organizzando
una gita. Nessuno dei partecipanti vorrebbe andare ad Abilene, ma tutti credono
(poiche' e' risaputo che Abilene sia bellissima) che gli altri vogliano andarci.
Cosi', poiche' ognuno intende evitare di essere il tiranno del gruppo, ognuno decide
di acconsentire ad andare ad Abilene.
Il risultato e' una stravagante unanimità.
domenica 16 settembre 2012
"Into the home of prayers"
Sei le colonne in fila, il gioco è terminato
nel bel prato d’Italia c’è odore di bruciato
un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende
Attenzione: dentro ci siamo tutti
è il potere che offende.
(Roberto Roversi, "Le parole incrociate", in Anidride Solforosa, 1975)
nel bel prato d’Italia c’è odore di bruciato
un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende
Attenzione: dentro ci siamo tutti
è il potere che offende.
(Roberto Roversi, "Le parole incrociate", in Anidride Solforosa, 1975)
domenica 2 settembre 2012
venerdì 17 agosto 2012
giovedì 12 luglio 2012
"Il modo del mondo"
"Scienziato: Cos'ha a che fare l'abbandono con il pensare?
Maestro: Nulla, se intendiamo il pensare in senso tradizionale, come rappresentare. Ma forse l'essenza del pensare è ricondotta all'abbandono.
S: Con tutta la mia buona volontà non riesco a rappresentarmi questa essenza del pensare.
M: Perché glielo impediscono proprio la sua buona volontà e quel modo di pensare che è il rappresentare.
S: Allora cosa debbo mai fare?
Erudito: Me lo domando anch'io.
M: Non dobbiamo fare nulla, soltanto restare in attesa.
E: È una ben misera consolazione.
M: Non dobbiamo aspettarci alcuna consolazione, e proprio questo facciamo ancora se ci facciamo prendere dallo sconforto.
S: Di cosa dobbiamo restare in attesa? E dove? Quasi non so più dove sono e chi sono.
M: Noi tutti non lo sappiamo più, non appena tralasciamo di farci delle illusioni.
E: Ma non resta ancora il nostro cammino?
M: Certamente. Tuttavia, se ce ne dimentichiamo troppo in fretta, rinunciamo alla possibilità di pensare"
(L'abbandono, Martin Heidegger)
Maestro: Nulla, se intendiamo il pensare in senso tradizionale, come rappresentare. Ma forse l'essenza del pensare è ricondotta all'abbandono.
S: Con tutta la mia buona volontà non riesco a rappresentarmi questa essenza del pensare.
M: Perché glielo impediscono proprio la sua buona volontà e quel modo di pensare che è il rappresentare.
S: Allora cosa debbo mai fare?
Erudito: Me lo domando anch'io.
M: Non dobbiamo fare nulla, soltanto restare in attesa.
E: È una ben misera consolazione.
M: Non dobbiamo aspettarci alcuna consolazione, e proprio questo facciamo ancora se ci facciamo prendere dallo sconforto.
S: Di cosa dobbiamo restare in attesa? E dove? Quasi non so più dove sono e chi sono.
M: Noi tutti non lo sappiamo più, non appena tralasciamo di farci delle illusioni.
E: Ma non resta ancora il nostro cammino?
M: Certamente. Tuttavia, se ce ne dimentichiamo troppo in fretta, rinunciamo alla possibilità di pensare"
(L'abbandono, Martin Heidegger)
lunedì 2 luglio 2012
giovedì 21 giugno 2012
giovedì 7 giugno 2012
"I sing the body electric"
There is that in me - I do not know what it is - but I know it is
in me.
Wrench'd and sweaty - calm and cool then my body becomes,
I sleep - I sleep long.
I do not know it - it is without name - it is a word unsaid,
It is not in any dictionary, utterance, symbol.
Something it swings on more than the earth I swing on,
To it the creation is the friend whose embracing awakes me.
Perhaps I might tell more. Outlines! I plead for my brothers
and sisters.
Do you see O my brothers and sisters?
It is not chaos or death - it is form, union, plan - it is eternal
life - it is Happiness.
in me.
Wrench'd and sweaty - calm and cool then my body becomes,
I sleep - I sleep long.
I do not know it - it is without name - it is a word unsaid,
It is not in any dictionary, utterance, symbol.
Something it swings on more than the earth I swing on,
To it the creation is the friend whose embracing awakes me.
Perhaps I might tell more. Outlines! I plead for my brothers
and sisters.
Do you see O my brothers and sisters?
It is not chaos or death - it is form, union, plan - it is eternal
life - it is Happiness.
(Walt Whitman, Leaves of Grass, section 50 - "Song of Myself")
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