mercoledì 16 gennaio 2013

"Wearing shoes with no socks in cold weather. I knew my heart was in the right place. Divide and dissolve"




La gente passa distratta
in attesa di catastrofi lontane.
L’epoca geniale non esiste,
solo siepi e cipressi che guardano
dentro agli occhi di dio, dove c’è
uno spazio bianco
increspato di ricordi e la luna
vicina, riempie tutto
tranne l’ansia delle
sue attese.
Il passato si accartoccia sulle crespe dei vestiti,
si abbandona alle pieghe del mare,
riunisce tutti i minima immoralia e
le grande etiche del mondo,
telecomanda le colpe e trova l’esatta
equazione della memoria, tra vita e lavoro
c’è la promessa del vicino declino.

domenica 25 novembre 2012

"Raised Right Men"


Prepare, prepare the iron helm of war,
Bring forth the lots, cast in the spacious orb;
Th' Angel of Fate turns them with mighty hands,
And casts them out upon the darken'd earth!
Prepare, prepare!

lunedì 19 novembre 2012

"Un dolce, balzano, paese"



THE SELF-UNSEEING
Here is the ancient floor,
Footworn and hollowed and thin,
Here was the former door
Where the dead feet walked in.
She sat here in her chair,
Smiling into the fire;
He who played stood there,
Bowing it higher and higher.
Childlike, I danced in a dream;
Blessings emblazoned that day;
Everything glowed with a gleam;
Yet we were looking away!
(Thomas Hardy)


COLORO CHE NON SI GUARDAVANO
Questo è l’assito antico
battuto, incurvato, assottigliato,
qui c’era quella porta antica
per cui entravano piedi che son morti.
Ecco la scranna su cui ella stava
con un sorriso al fuoco
mentre là il suo strumento egli suonava
con suono ognor più forte.
Puerilmente, in sogno, io danzavo:
felicità accendeva tutto il giorno;
ogni cosa d’intorno sfolgorava.
Eppure tutti guardavano lontano.
(traduzione di Attilio Bertolucci)

"In un'Italia fanciulla che sospende le proprie ombre"

martedì 23 ottobre 2012

"Ripensare il potere"

"Silenzi plastificati. Crepita l’acido cristallino del dominio oligarchico assoluto, narcisistico quanto cinico. Le sue figure sono singolari, altere e preziose, compiaciute e controllate, intelligenti, esatte nei rispettivi posti. Il deposito è filtrato dal pensiero scaldato, dal calore ossigenato, dai desideri illuminati, dal fulgore del successo; è l’universo, l’unico, il solo dell’esistenza e del futuro. Le sue vicende e i suoi moti sono la storia; il suo equilibrio è la natura, la sua salute è la verità, il suo corso la realtà, la sua direzione la ragione, il suo peso la materia, i suoi organi la scienza, il suo sangue l’umanità. La mente e i sentimenti di questo universo sono i loro, di coloro che lo colmano e lo saziano… Altro universo non c’è, nemmeno sottostante e affondata. Nessun altro mondo, nemmeno fra i satelliti spenti degli spazi, né tra le meteoriti attirate da una delle tante orbite.

Non ci sono più personaggi perché nessuno agisce più come tale, nessuno ha
un proprio copione. L’unico personaggio, è banale dirlo, è il potere. Se ne subisce
il clima.

Niente. Non c’è niente da raccontare. Non si racconta piú. Lo stato procede,
si ferma, si corregge secondo la crisi che gli è stata assegnata dall’industria. La
crisi delle istituzioni è crisi delle sovrastrutture e delle produzioni. Non c’è
proprio niente da raccontare. Non c`è piú Madame Bovary. Ci sono le categorie
sessuali, i prodotti farmaceutici, letterari, cinematografici, dietetici, comportamentali.
obbligativi. Si potrebbe raccontare come mille mogli tradiscono
tutti insieme, sopra la stessa biancheria, i loro mariti appesantiti dal lavoro e dall’ingenuità?
I giocatori, i ribelli, gli assassini, i pescatori, i ricchi, gli avari, gli
incapaci, sono ormai a milioni, tutti uguali nel mondo.

La luna… la luna muta e tradisce, indaga e serve le correnti di tutti, amplia, soffice
ed organizzata, capace ed attiva come una finanziaria di Zurigo o uno staff
harvardiano di consulenti. La luna fila rapida, gemente satellite della memoria
ormai arresa; scorre la graduata traiettoria della sua complicità. A quest’ora
schizza di telefonate intercontinentali, seleziona e ribalta i nastri delle telescriventi,
rimescola perfino il ghiaccio nei bicchieri, imputa e conferma i pensieri e anche li compone
su pellicole dotate della selettività delle immagini e
delle memorie… il plenilunio glorioso ruota il suo disco monetario." 


(Paolo Volponi, Le mosche del capitale, Einaudi, Torino 1989)