giovedì 20 giugno 2013

"Bacchanalia"


         Borgogna, prati, mowers, Larkin, Montrachet, Arnold, Darwin, taccuini, attese.

The evening comes, the fields are still.
The tinkle of the thirsty rill,
Unheard all day, ascends again;
Deserted is the half-mown plain,
Silent the swaths! the ringing wain,
The mower's cry, the dog's alarms,
All housed within the sleeping farms!
The business of the day is done,
The last-left haymaker is gone.
And from the thyme upon the height,
And from the elder-blossom white
And pale dog-roses in the hedge,
And from the mint-plant in the sedge,
In puffs of balm the night-air blows
The perfume which the day forgoes.
And on the pure horizon far,
See, pulsing with the first-born star,
The liquid sky above the hill! (...)

The world but feels the present's spell,
The poet feels the past as well (...) 

(Bacchanalia, Matthew Arnold)
bell,
cell,
hell,
sell,
smell,
tell,
shell,
farewell.

The mower stalled, twice; kneeling, I found
A hedgehog jammed up against the blades,
Killed. It had been in the long grass.

I had seen it before, and even fed it, once.
Now I had mauled its unobtrusive world
Unmendably. Burial was no help:

Next morning I got up and it did not.
The first day after a death, the new absence
Is always the same; we should be careful

Of each other, we should be kind
While there is still time.


(The Mower, Philip Larkin)

"Everything's ending here"


Summer is fading:
The leaves fall in ones and twos
From trees bordering
The new recreation ground.
In the hollows of afternoons
Young mothers assemble
At swing and sandpit
Setting free their children.

Behind them, at intervals,
Stand husbands in skilled trades,
An estateful of washing,
And the albums, lettered
Our Wedding, lying
Near the television:
Before them, the wind
Is ruining their courting-places

That are still courting-places
(But the lovers are all in school),
And their children, so intent on
Finding more unripe acrons,
Expect to be taken home.
Their beauty has thickened.
Something is pushing them
To the side of their own lives.

(Afternoons, Philip Larkin)

lunedì 13 maggio 2013

"Sovversivismo dall'alto - palinodia del tempo presente"



Nel mio bicchiere girano due
cani neri che si incontrano
per poi azzuffarsi.
A volte conversano tra loro,
forse senza capirsi in fondo.
Altre volte, fino a che viene buio
fischiano, o farfugliano.
A volte convivono solo
nello spazio di un mattino,
si ottenebrano ingenuamente
nell’attesa di un salto per
giocare insieme.
L’inutilità sembra la loro destinazione,
il loro incrocio, speranza di fabulosity.

giovedì 2 maggio 2013

"In retrospect"




L’insetto dell’estate è tornato,
si aggira qui attorno in questo mondo
tribolato; volato in alto se n’è il sacro
e il tetto saldo
guarda la carne e il soldo.
I legami son perduti
tra le lacrime dei tuoi aiuti;
gli anacoluti di questa terra
anche loro si sono astenuti
da questa guerra, imbevuti in
un cielo sbiancato dagli
immobilismi.

lunedì 15 aprile 2013



Il commando è pronto: Alt padroni!
Indietro si torna, eccome se si torna.
Nel corridoio dei tuoi disordini
adorni la mia cupa smania
di osservare da lontano
la consolazione e la giustificazione
che ci rendono il mondo
migliore in un bagliore
da stolti.

La patria si trasfigura
in un soffio di vento;
via Verdi 18, qui.
L’acqua sta salendo alle ginocchia
e tu mi chiedi cosa c’è dietro la luce.
Io rispondo: “Più luce”, poi tutto scompare
e restiamo al buio,
come in un cinema di ricordi.

Parole di favola; mondo di favola;
politica da favola. Fairy-tale world.
Degenerare finché la lingua si fa tempo e
lo sguardo si fa sentiero,
defecando sul futuro di luce,
scia sospesa tra le nostre lenzuola
e l’assenza di un duce.
In un certo senso, so cosa voglio,
l’orgoglio scompiglia e la trama si
assottiglia in un mare di quisquilia.

Le giacche sono pietre – dolman, dolmen.
Dorma, dorme, qui ci si confonde
a stare tra le onde. Chiama i cattivi
maestri del disaccordo e insegna loro
la litanìa del trapasso.





Stringi il turbante del Tempo, forza!
Lascia perdere per un attimo l’impazienza
della rettitudine. Qui di morale c’è rimasto ben
poco; tempo, in corso di accelerazione
verso cime tempestose.
Togliti le scarpe che la terra,
altrimenti, non ti può incantare.


giovedì 21 marzo 2013

"Viva l'infinito, che tutto ricompensa"


 
Io non voglio diventare vecchio  
perché lo sono già stato mille volte
e so già il buio e quella vile tempesta.  
Ora che piango come vidi  
pianger mio padre, la stessa ruga e la testa  
abbattuta, piena di sgomento,  
imparo che la giovinezza  
non corre nelle sorprese  
del sangue ma nello sguardo che un vento  
strappa da terra  
per vedere in questo duro paese 
l'infinita somiglianza tra Dio  
e il viso di lei tutte le sere, i rami  
nudi contro il cielo, il vino  
fermo nel bicchiere...  

(Davide Rondoni)

mercoledì 20 febbraio 2013

"Samuel Butler si incontra con David Bowie"





Nelle strade della mia città
gli alberi vedono attraverso, mentre
la gente si dimentica la vita 
seduta su comode sedie
e il dubbio s'incornicia in bagno.
Mentre il cielo rimane dipinto di blu e
trapunto di stelle, il nostro bel dèmone
si nasconde in tasca.

mercoledì 16 gennaio 2013

"Wearing shoes with no socks in cold weather. I knew my heart was in the right place. Divide and dissolve"




La gente passa distratta
in attesa di catastrofi lontane.
L’epoca geniale non esiste,
solo siepi e cipressi che guardano
dentro agli occhi di dio, dove c’è
uno spazio bianco
increspato di ricordi e la luna
vicina, riempie tutto
tranne l’ansia delle
sue attese.
Il passato si accartoccia sulle crespe dei vestiti,
si abbandona alle pieghe del mare,
riunisce tutti i minima immoralia e
le grande etiche del mondo,
telecomanda le colpe e trova l’esatta
equazione della memoria, tra vita e lavoro
c’è la promessa del vicino declino.